La mia professione

Direttore di Stabilimento e della Produzione.

Tempi ModerniRelativamente alle mie esperienze la mia interpretazione è una professione a 360 gradi strettamente legata all’ambito della produzione ed a quelli ad essa attinenti e:

Richiede una persona che si prenda cura di uno tra gli aspetti più importati della vita dell’azienda, come se fosse sua.

Acquisti, ufficio tecnico, qualità, sicurezza, risorse umane, manutenzione, controllo di gestione, un buon controllo su l’IT, l’ambiente di lavoro (gradimento, ergonomia, efficienza) ed in particolare la formazione del personale. In fine quel tanto che basta di competenze amministrative/contabili ed una certa disponibilità/apertura a dialogare con i clienti.

Esiste sicuramente un certo margine di soggettività nel definire operativamente la mansione, almeno per il fatto che esistono professionalità più portate per analizzare gli aspetti  economici a differenza di chi è più adatto a seguire la parte tecnica piuttosto che una maggiore attenzione verso le risorse umane. Ovviamente è lecito aspettarsi una figura mista o meglio che sappia equilibrare tutte le necessità adattandole al contesto, ma come avviene per la maggior parte delle cose: ognuno di noi è più portato per una cosa piuttosto che l’altra.

Non ultimo è il contesto: più è grossa l’azienda più e delimitato l’ambito operativo e l’operatività stessa: Avendo sempre operato in aziende di piccole dimensioni ho sempre visto i ruoli del direttore di stabilimento, della produzione e generale miscelarsi creando così una figura complementare a quella della “proprietà”.

Sempre parlando di piccole aziende è ancora più importante ricamare il ruolo sui desideri “soggettivi” della persona che si andrà ad affiancare che nella maggior parte dei casi è la Proprietà. Per questa ragione quello che da sempre considero il “posto ideale” è la figura complementare che vada ad affiancare l’imprenditore desideroso di migliorare l’efficienza della propria azienda consapevole dei propri limiti e del fatto che oltre una certa dimensione o comunque per raggiungere ulteriori livelli di efficienza occorre demandare e specializzare determinate funzioni.

Prima di entrare nel dettaglio del mio modo di operare vorrei spendere alcune parole su quello che è il punto cardine della mia operatività: la Formazione.
Se mi si consente l’uso di un aggettivo un po’ forte; la cosa più limitante riscontrata durante le mie esperienze è proprio l’ignoranza, in senso generico ed ovviamente nella più buona delle accezioni ovvero semplicemente la mancanza di conoscenza. Non è necessario conoscere tutto approfonditamente, ma ognuno nel proprio lavoro dovrebbe almeno conoscere l’esistenza di TUTTO quello che è necessario per svolgere al meglio la propria mansione e magari anche per creare le basi per una personale futura crescita professionale.
Uno tra gli esempi più eclatanti è l’uso del PC, spesso “subìto” proprio per mancanza di conoscenza quindi scarsamente sfruttato e pertanto trasformato in un mezzo di inefficienza. E così di seguito attraversando  le più svariate funzioni ed ambiti aziendali: criteri di archiviazione, gestione magazzini, programmi di manutenzione, l’uso e lo sfruttamento dei macchinari, l’efficientamento energetico, l’importanza stessa della formazione e le capacità necessarie per relazionarsi.
Ritengo quindi la capacità e la volontà di fare formazione una delle caratteristiche essenziali non solo di un buon manager, non solo un metodo per ottenere facilmente un buon livello di leadership ma un valore certo trasmesso all’azienda.

Ecco di seguito per punti, le caratteristiche della mia operatività:

  • Acquisizione sistemica (continua) del contesto: avendo una base essenzialmente tecnica ed essendo una persona molto pratica la mia preferenza è per gli ambienti ove risiede la massima operatività ovvero la produzione. Trascorro buona parte del mio tempo nei reparti produttivi, tra le macchine e le persone. Ritengo sia il sistema più rapido per conoscere l’azienda, mantenere il contatto e comprendere eventuali inefficienze. Attorno alla produzione ruotano il commerciale, i magazzini, la qualità e gli acquisti; quindi a livello concreto si capisce come “gira” il sistema. A questo livello è necessario anche capire l’ambiente dal punto di vista umano: l’azienda è composta da persone che interagiscono tra loro e con quello che le circonda e quindi non ultima un’attenta analisi sull’ergonomia.
  • Le procedure operative: se l’azienda è certificata dovrebbe già esistere una schematizzazione dei principali flussi operativi, il più delle volte costruiti partendo dalla realtà in essere e che rappresentano un ottimo punto di partenza per le successive analisi per il “miglioramento continuo”. Pur non attribuendo particolare peso al sistema “certificazioni”; un’azienda DEVE essere organizzata a prescindere, senza necessariamente averlo formalizzato. Per quanto possa apparire puramente teorico, anche un semplice diagramma fatto a mano su un pezzo di carta porta a vedere il processo nel suo assieme e nella maggior parte dei casi un’attenta analisi, senza stravolgere nulla, apre la possibilità a delle interessanti migliorie. Ritengo importante la prima analisi in quanto spesso le valutazioni di chi arriva dall’esterno sono in grado di evidenziare difetti nascosti dall’abitudine (5 S)
  • Raccolta ed analisi dei dati: Implementando semplici procedure ove inesistenti. E’ perfettamente inutile iniziare ad implementare sistemi “fantascientifici” dalle infinite possibilità che nella migliore delle ipotesi verranno sfruttati al 30% e diventeranno fonte di inevitabili frustrazioni. L’importante è che i dati vengano raccolti costantemente, metodicamente, con coerenza e precisione raggruppandoli in un sistema aperto, facilmente consultabile e flessibile con l’ausilio magari di un semplice sistema di collaborazione online (nulla di meglio che un database open source facilmente compilabile da un’interfaccia web accessibile da ogni dispositivo). Raccolta dati sulla produzione, consuntivazione, analisi della lavorazioni, difettosità, esistenza e flussi dei magazzini, affidabilità fornitori, CRM ecc.
    Tornado al primo punto: i dati devono essenzialmente essere il “cruscotto” dell’azienda e devono poter essere capiti da tutti. Sempre nell’ottica del miglioramento, il sistema va successivamente affinato fino a raggiungere il miglior compromesso costi/benefici.
  • Automazione: Il mio imprinting professionale. Il fine primo, oltre all’economia di produzione ove possibile, è eliminare tutti quei processi ripetitivi e noiosi fonte di distrazione e quindi problemi qualitativi. L’automazione nella produzione e nel controllo dove è importante limitare il più possibile la soggettività dell’operatore. Lungi dal definirmi tuttologo, posso certamente dimostrare notevole competenza sui macchinari con i quali sino ad ora ho operato ma l’interesse per l’automazione mi permette di comprendere facilmente le dinamiche di funzionamento di qualsiasi genere di impianto e diventare nel giro di breve tempo propositivo.
  • Ambiente e persone: l’ambiente non si limita alle mura che ci circondano, che in ogni caso devono sempre e comunque avere un aspetto gradevole, ma consiste in primo luogo nella qualità dell’interazione: la comunicazione ed il legame (professionale) tra le persone.
    Se non è difficile immaginare che vivere in un locale sporco o comunque sgradevole non è il primo desiderio di nessuno, analogo discorso vale per il contesto umano.
    Chi “crea” realmente l’ambiente sono le persone. Preso atto che conflitti, dissapori, invidie e competizione compongono una parte della nostra esistenza, il mio massimo impegno consiste nel separarle dall’ambito professionale e dove possibile eventualmente incanalarle in una “sana e gestita” competizione.
  • Pianificazione: Una delle prime cose insegnate nei corsi di management è che “la pianificazione garantisce il 90% del successo”. Non deve assolutamente essere sinonimo di rigidità e quindi non vuole discriminare a priori la creatività e l’inventiva tipica di noi italiani ma una buona miscela delle 2 cose diventa garanzia di successo. Pianificare è l’essenza della mia mansione e comunque caratterialmente non mi butto allo sbaraglio senza prima aver valutato tutte le possibili strade. Ritengo quindi essenziale avere sempre almeno un progetto di base, una traccia da seguire e molta fantasia, intraprendenza e rapidità decisionale per eventualmente correggere i “fuori programma”.
    Alla mia professionalità non viene richiesta semplicemente la pianificazione di un carico macchine (schedulazione) oppure un programma di manutenzione, ma in stretta collaborazione con il commerciale e l’amministrazione dobbiamo poter pianificare la crescita dell’azienda a partire dallo sviluppo di strategie atte ad accrescere la solidità qualitativa del prodotto, metodi produttivi sempre più efficienti ed un “apparato” tecnologico almeno al passo con i tempi. Non ultimo la crescita e lo sviluppo del personale richiedono una pianificazione di livello certamente non inferiore alle precedenti.
  • IT = Informatio Tecnology: L’hobby trasformato in professione. Ritenendo oramai essenziale l’uso dell’informatica il mio fine e trovare il sistema per stressare il meno possibile il cervello con lavori ripetitivi e frustranti e quindi fonte di errori. Va da se che semplicemente parlando di raccolta e concentrazione delle informazioni si va ben oltre al semplice raggruppamento di raccoglitori contenenti quintali di documenti che richiedono notevole dispendio di energie per la loro consultazione. L’efficienza in questo campo per me vuol dire innanzi tutto costi irrisori e grande flessibilità. Maggiori dettagli sulle mie proposte si potranno trovare nell’apposita sezione. I punti chiave comunque sono il massimo livello di automazione col minor impatto psicologico ed economico. Flessibilità e soluzioni orientate all’indipendenza, in particolare aperte ad implementazioni future ed interscambiabilità.

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